Partnership al progetto: Tiziano Tamburri

Continuando la ricerca sul programma funzionale, ho intervistato Tiziano Tamburri, laureando in Architettura e attualmente impiegato per la Pixar Animation Studios (Link).

Come ti sei avvicinato al mondo dell’animazione?
Fin da piccolo nutro una grande passione per il disegno, per le attività creative e tutto ciò che porta a generare qualcosa, che sia nuovo o meno. Proprio per via della mia vicinanza al mondo del disegno, è cominciata negli anni una ricerca forte di quali potessero essere gli strumenti innovativi della rappresentazione, e quando, da adolescente, ebbi la possibilità di utilizzare i primi Personal Computer rimasi colpito da quanto questi strumenti fossero in grado di offrire. 
Se una prima fase della mia vita l’ho passata a disegnare quotidianamente (anche durante le pause scolastiche) in modo principalmente tradizionale, ovvero con carta e penna (o matita, anche se ho preferito sempre più l’inchiostro alla grafite), da quando invece iniziarono a svilupparsi in modo più completo i software per la rappresentazione digitale ho deciso di concentrarmi maggiormente su essi.
Il passaggio dal disegno bidimensionale alla sua riproposizione tridimensionale è quindi stato immediato… disegnavo una cosa, la immaginavo anche oltre il disegno, desideravo diventasse qualcosa che potessi gestire nello spazio, nella sua interezza, e da lì decisi di sperimentare le applicazioni di modellazione. È proprio esplorando questa realtà che mi sono avvicinato al mondo animato, perché è ovvio che una volta che si riesce a generare una forma nuova, un corpo nuovo, un qualcosa di nuovo, subito dopo si pensa: “Cosa faccio fare a questo elemento?”. E la risposta più immediata fu fin da subito quella di Animarlo; dargli un Anima, portarlo oltre al suo stato di semplice ‘creazione’.
Oltre alla mia passione personale, è stata anche la frequentazione della Facoltà di Architettura ad avermi fatto approfondire ancora di più il mondo della rappresentazione 3D e i caratteri annessi (lo saprai bene per via degli esami di laboratorio) e quindi le mie conoscenze si sono fortunatamente ampliate!

Non è da tutti lavorare per la Pixar! Come definiresti la tua esperienza?
Mentirei nel dire che è un’esperienza come le altre; è un’esperienza diversa, totalmente diversa. Ha tanti Pro, ma non solo quelli, ha anche molti ostacoli da dover affrontare. Prima di tutto quando si entra in una realtà del genere bisogna abbandonare l’idea che si ha di attività lavorativa classica e aprire i propri orizzonti di pensiero verso una serie di dinamiche nuove, rivoluzionarie.
Tutti immaginiamo il lavoro come qualcosa di imposto, qualcosa che ha dei paletti, delle regole ferree e dei canoni di comportamento ben delineati; lo immaginiamo anche come il doversi alzare la mattina presto per poi tornare la sera tardi, o tornare a metà giornata e finalmente godersi lo spazio di casa. Ebbene l’idea che invece bisogna accettare quando si affrontano questi nuovi universi è che sia il posto di lavoro la tua ‘casa’; non deve necessariamente esistere una distinzione casa-lavoro, ma proprio per mentalità il luogo di lavoro può diventare una seconda culla del quotidiano.
Abituarsi non è semplice, anch’io la prima volta rimasi assai scosso da questa logica, ma l’integrazione fu estremamente semplice per due motivi principali:
1. Ero negli USA da solo, non avevo qualcosa che avrei potuto definire ‘casa’ con relativi affetti, a cui tornare dopo il lavoro; avevo semplicemente un alloggio pagato in un Hotel;
2. Le dinamiche funzionali nelle aziende come la Pixar fanno si che tu all’interno dell’ambito lavorativo abbia una serie di servizi che non ti aspetteresti; dai punti di ristoro sempre disponibili, alle sale relax, ai campi sportivi esterni, alle zone creative e via dicendo.
Da un altro punto di vista questa condizione ovviamente ti estranea da ciò che avviene all’esterno, ti rende una cellula di un organismo più grande, e talvolta ti assorbe talmente tanto da farti scordare che nella quotidianità c’è anche un ‘fuori’. I ritmi di lavoro possono diventare molto pesanti, soprattutto quando si hanno delle Deadline da rispettare per progetti e idee, è infatti complicato a volte organizzare i propri impegni. Ma come sappiamo tutti ogni cosa ha il suo bello e il suo cattivo tempo!

Che tipo di richieste ti vengono fatte in genere?
Le richieste possono essere di diversa natura. Quando sono in sede fisicamente, quindi in California, è necessario seguire e partecipare a determinati  Workshop di aggiornamento, e da questi poi elaborare ciò che viene richiesto. Allo stesso tempo può venirmi richiesto di partecipare a dei Brainstorming e quindi cominciare a sviluppare idee insieme ad altri colleghi per poi scegliere in comunità quale tra tante possa essere la migliore, oppure quali possano essere fuse tra loro. Inoltre può essere necessario che io modelli qualcosa in 3D, che sia un personaggio, una parte di paesaggio, un oggetto, un dettaglio e via dicendo. Quando non sono in sede, ovvero sono in Italia, le attività che posso svolgere sono leggermente diverse; ovviamente per quanto riguarda i workshop solo alcuni posso seguirli in Streaming e per quanto riguarda i Brainstorming non c’è invece modo di poterli fare. Al contrario tutte le attività pratiche, come modellazione, elaborazione concept, e similari posso svolgerle anche in patria; mi vengono inviate per mail una serie di indicazioni e di richieste, e tramite dei server condivisi posso lavorare e al contempo rendere i file disponibili a loro.

Come si svolge il tuo lavoro quando sei lì? Operi in più spazi diversi?
Al mattino ho la possibilità di accedere allo stabilimento entro una fascia oraria, che determina anche quale sarebbe l’orario consigliabile per uscire la sera. Una volta entrato le possibilità sono diverse: o si osserva la lista di eventi, attività e progetti in programma oppure, se già si sta partecipando a qualche workshop o progetto specifico, ci si dirige direttamente in sala di produzione.
Ci sono alcune zone in cui ognuno può muoversi con una certa libertà, e quindi anche per elaborare i tuoi ‘compiti’ puoi deciderti di metterti dove senti maggiore ispirazione; ci sono poi zone ad accesso limitato, in cui è possibile accedere solo in determinate situazioni o necessità. In linea di massima il loro obiettivo è proprio quello di farti sentire a tuo agio, quindi, come a casa, dove ti trovi meglio puoi restare.

Qual è l’aspetto che ti ha colpito di più della Pixar?
Sicuramente questa logica lavorativa completamente nuova, accompagnata da ambienti del tutto organizzati a tema; sculture iconiche, ambiti creativi, pareti artistiche, fortemente distante dall’idea dell’ufficio grigio, spento, serioso, noioso e monotono.

È utile, secondo te, avere un luogo dove trovare ristoro dopo ore trascorse davanti a un pc? Se sì, qual è l’aspetto che ritieni indispensabile? 
E’ sicuramente utile avere questi luoghi; ma non solo ‘dopo’ ore trascorse al pc, ma anche ‘durante’ le ore passate al pc. Giustamente la domanda che mi hai fatto è molto legata alla nostra logica culturale di cui ti parlavo prima, ma per quella realtà la logica è opposta! E’ molto più importante il durante; perché è proprio quella fase che va stimolata: non c’è un dopo o un prima, c’è un mentre! Mentre lavoro al pc sto sdraiato, mangio qualcosa o se mi va poso il pc, faccio un salto in piscina e poi, rinfrescate le idee torno sul computer. L’aspetto indispensabile a mio avviso è proprio questo; la possibilità, in ogni istante, di potersi distrarre, staccare momentaneamente, perché è proprio in quegli attimi di ‘libertà’ che vengono le idee migliori.

Terminati gli studi, credi di voler continuare per questa strada?
L’idea è effettivamente quella; io attualmente ho un contratto con loro, e sono in accordo per concludere i miei studi con la tesi e poi, appena possibile tornare in sede. L’idea è quella di un trasferimento che da saltuario diventi permanente. Sono spostamenti importanti, perché cambi realtà globale, ma sono quegli spostamenti che a volte è meglio non farsi sfuggire!

 

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